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La presenza di PD-L1 sui linfociti T del sangue periferico è un segno prognostico nei pazienti con tumore del polmone non-a-piccole cellule trattati con inibitori di EGFR


Gli effetti immunitari degli inibitori della tirosin-chinasi di EGFR ( EGFR-TKI ) sono poco conosciuti.
L'identificazione di biomarcatori immunitari potrebbe guidare la selezione dei pazienti e l'ottimizzazione delle combinazioni di inibitori della tirosin-chinasi di EGFR con l’immunoterapia.

Sono stati arruolati 33 pazienti con tumori del polmone non-a-piccole cellule ( NSCLC ) trattati con un inibitore della tirosin-chinasi di EGFR.

Le cellule mononucleate del sangue periferico sono state raccolte prima del trattamento e dopo 1, 3 e 8 settimane.
È stata utilizzata la citometria a flusso per identificare sottogruppi di cellule del sistema immunitario, tra cui le cellule T con espressione di PD-1 e PD-L1.

Rispetto ai donatori sani ( n=10 ), i pazienti avevano maggiori proporzioni pre-trattamento di cellule T proliferanti e PD-L1+ CD3+ ( P minore di 0.001 ).

Rispetto ai pazienti con una mutazione di EGFR ( n=12 ), i pazienti senza mutazione nota ( n= 21 ) avevano più alte proporzioni di cellule T proliferanti CD4+ e PD-L1+ CD3+ ( P=0.03 ).

E’ stato riscontrato un aumento significativo delle cellule T PD-L1+ dopo 1 settimana di trattamento con inibitori della tirosin-chinasi di EGFR nei pazienti la cui malattia ha progredito, rispetto a coloro in cui non c’è stata progressione.

I pazienti con più alte cellule T PD-L1+ CD3+ a 1 settimana avevano più probabilità di progressione ( odds ratio, OR=30.3, P minore di 0.01 ) e avevano più ridotta sopravvivenza libera da progressione ( 1.6 vs 8.8 m; P minore di 0.01 ) e sopravvivenza globale ( 3.8 vs 23.2 m; P minore di 0.001 ), rispetto a quelli con meno cellule T PD-L1+ CD3+.

All'analisi multivariata, alti valori di cellule T PD-L1+ CD3+ erano l'unico predittore indipendente di sopravvivenza libera da progressione ( hazard ratio, HR=3.7, P=0.01 ), mentre per la sopravvivenza globale i predittori indipendenti erano rappresentati dagli alti livelli di cellule T PD-L1+ CD3+ ( HR=6.5, P minore di 0.01 ) e stato EGFR-negativo ( HR=3.3, P=0.04 ).

In conclusione, è stata riscontrata una correlazione significativa tra l'espressione di PD-L1 sulle cellule T periferiche e gli esiti clinici di carcinoma del polmone non-a-piccole cellule, trattati con inibitori della tirosin-chinasi di EGFR.
Questo richiede un'ulteriore conferma su come i biomarcatori basati sul sangue siano in grado di identificare i candidati per inibitori PD-1 o combinazioni di immunoterapia e di inibitori della tirosin-chinasi di EGFR. ( Xagena )

Meniawy TM et al, Lung Cancer 2016; 93: 9-16

Xagena_OncoPneumologia_2016



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